Pino Pascali (1935-1968) ha contribuito in modo significativo agli sviluppi della scena artistica italiana e internazionale del secondo dopoguerra. A lui è dedicata la mostra della Fondazione Prada a Milano curata da Mark Godfrey che ha l’obiettivo di approfondire il carattere innovativo della sua opera, specialmente la produzione scultorea, che negli ultimi cinquant’anni ha avuto un impatto fondamentale su diverse generazioni di artisti e critici e continua ad attirare l’attenzione del pubblico internazionale.

Pascali amava il paradosso, l’anticonformismo, il gesto che avrebbe suscitato scalpore. Anche per quel che ha riguardato la sua fine. Nel 1968 Pascali muore tragicamente in un incidente in moto all’età di trentadue anni, lo stesso anno che veniva celebrato alla Biennale d’Arte di Venezia con una mostra monografica.

Come scrive Mark Godfrey, Pascali è un artista sempre attuale perché era un esibizionista: comprendeva cioè che gli artisti del dopoguerra dovevano dedicare tante energie all’attività espositiva tante quante quelle dedicate a rifinire le opere in studio.

Pino Pascali creava con le opere ambienti coinvolgenti e temporanei; si procurava più occasioni espositive possibili; conosceva l’importanza di documentare la mostra prima e dopo l’allestimento; infondeva nuova linfa alle opere cambiando radicalmente l’approccio alla realizzazione di ogni nuovo progetto espositivo. Quello curato da Mark Goffrei è davvero bello, spettacolare, emozionante. La mostra PINO PASCALI merita di essere visitata.

Fino al 23 settembre 2024 alla Fondazione Prada di Milano.

foto courtesy Fondazione Prada

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